REFERENDUM ATAC, SOLO IL 16% ALLE URNE

Trasporti

Si è svolto ieri, domenica 11 novembre, dopo il rinvio del 3 di giugno, il referendum consultivo per la liberalizzazione del trasporto pubblico di Roma. Radicali italiani e il comitato Mobilitiamo Roma si erano adoperati nella raccolta delle 30.000 firme necessarie per richiederne l’organizzazione al Comune. Un settore, quello dei trasporti capitolini, che presenta da tempo criticità riportate sui quotidiani praticamente ogni giorno: disservizi, lunghe attese, bus guasti fermi nel traffico o che vanno perfino a fuoco, come più volte accaduto in tempi recenti. L’Atac è il gestore monopolista, mentre Roma TPL gestisce i collegamenti periferici. Avevano diritto al voto tutti gli iscritti nelle liste elettorali di Roma Capitale, chiamati a scegliere, rispondendo “Si” o “No” ai due quesiti referendari, se lasciare i trasporti pubblici in mano ad Atac oppure metterli a gara con la partecipazione di altre aziende.

Trattandosi di referendum consultivo, l’amministrazione comunale non è vincolata alla decisione referendaria. Il quorum era fissato al 33%, circa 800.000 voti. L’affluenza è stata molto scarsa e ci si è fermati al 16,3%, poco più di 380.000 votanti su quasi 2 milioni e mezzo di aventi diritto. Il “Si” ha raggiunto il 75% delle preferenze espresse. Il voto favorevole alla liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico ha toccato le punte più alte nel Secondo Municipio e nel Centro Storico.

Naturalmente non sono mancate le polemiche. Parecchi cittadini hanno dichiarato di non aver avuto accesso alle urne perché sprovvisti di tessera elettorale, ma una circolare del Comune, indirizzata ai presidenti dei seggi, precisava che gli iscritti alle liste necessitavano solo del documento di riconoscimento per poter votare. La tessera elettorale, infatti, non andava comunque timbrata. I Radicali italiani, promotori dell’evento, hanno annunciato ricorso al TAR. Stando alle loro dichiarazioni, il Comune sarebbe reo di aver intralciato la partecipazione dei cittadini. L’altro nodo della contesa riguarda il quorum fissato al 33%. Secondo i Radicali, non sarebbe stato necessario visto che l’attuale Statuto di Roma Capitale, recentemente modificato, lo avrebbe abolito dai referendum cittadini.