Attacco ransomware al San Giovanni, U.Di.Con.: “Privacy compromessa, si faccia chiarezza”

Comunicati Stampa

Roma, 14/09/2021 – “Quanto accaduto ieri al San Giovanni di Roma è già il secondo atto ostile verso il sistema sanitario laziale – scrive in una nota la Presidente dell’U.Di.Con. Regionale Lazio, Martina Donini – e le conseguenze avrebbero potuto essere ben peggiori. Prendere di mira un ospedale significa mettere a rischio la vita di degenti e pazienti, persone che hanno bisogno di medicinali e cure talvolta anche urgenti. È un atto vigliacco e ingiustificabile”.

Nella giornata di ieri 1200 postazioni e 300 server dell’ospedale San Giovanni, nell’omonimo quartiere della Capitale, sono stati messi fuori uso da un attacco ransomware, un attacco in cui i file e le informazioni presenti sui computer delle vittime sono ‘sequestrati’ e ‘rilasciati’ dietro ingente riscatto. È il secondo assalto di questo tipo, dopo quello verificatosi ad inizio agosto contro il Centro Elaborazione Dati della Regione Lazio. Le operazioni nella struttura ospedaliera sono continuate, per quanto possibile, con l’ausilio di carta e penna, ma l’aggressione ha impedito l’erogazione dei servizi non emergenziali.

“Naturalmente esprimiamo la nostra solidarietà al personale medico e amministrativo, che ha dovuto fronteggiare quello che, come abbiamo già detto un mese fa, è da considerarsi a tutti gli effetti un episodio di terrorismo – continua Donini – d’altra parte, vista la quantità di informazioni disponibili sui terminali dei funzionari, siamo preoccupati per la privacy dei pazienti. Chiediamo quindi – conclude Donini – che l’Azienda Ospedaliera e la Regione rilascino al più presto un quadro generale sullo stato dei dati coinvolti, nonché sulle procedure messe in atto per prevenire e limitare la diffusione di attacchi informatici di questo tipo in futuro”.