Accessibilità alle stazioni metroferroviarie di Roma, U.Di.Con.: condotta ingiusta e discriminatoria

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Roma, 25/11/2021 – “Siamo l’unica città europea, sempre se è possibile definirla tale, in cui il servizio di trasporto pubblico, che per definizione dovrebbe essere reso e garantito all’intera collettività, sembra essere un lusso riservato esclusivamente a chi riesce, in completa autonomia, a raggiungere le banchine della metropolitana” – scrive in una nota Martina Donini – Presidente U.Di.Con Regionale Lazio.

“Il problema dell’accessibilità alle stazioni metroferroviarie della Capitale – continua Donini – è senza mezzi termini reale e discriminatorio nei confronti di disabili, anziani, genitori con passeggino, donne in gravidanza e di chiunque altro abbia problemi di ridotta mobilità motoria, reso noto in una lunghissima lista presente sul sito Atac, che elenca dettagliatamente e senza vergogna alcuna lo stato del malfunzionamento degli ascensori, dei montascale e delle scale mobili.

Per non parlare poi della problematica relativa al funzionamento di alcuni ausili per disabili, ad esempio il servo scala per raggiungere la banchina, che in caso di assenza del personale di stazione devono rimanere spenti e di conseguenza inutilizzabili”.

 

L’illusione di sentirsi una Capitale inclusiva, come riportato con vanto sul sito Atac, in cui si dichiara che “Roma Capitale è impegnata da tempo nel progressivo abbattimento delle barriere architettoniche presenti sul territorio urbano allo scopo di assicurare ai cittadini con disabilità, temporanee o permanenti, la migliore fruibilità dei servizi alla mobilità”, si scontra con una realtà che, di fatto, nega la libertà di movimento a una moltitudine di persone.

“Noi non ci stiamo – conclude Donini – e ritenendo particolarmente grave la situazione, abbiamo scritto all’Atac non solo per conoscere lo stato degli impianti, come carinamente consigliato sul loro sito, ma per conoscere le azioni concrete e le tempistiche di risoluzione che intendono porre in essere in relazione a questa condotta ingiusta e penalizzante”.